Icone

 

L’arte dell’icona fa la sua comparsa in Russia con il Cristianesimo, nel 988. Le prime icone arrivano da Bisanzio, città che all’epoca esercitava una forte influenza sul territorio russo, tanto che artisti bizantini vi si trasferirono per diffondere le tecniche di pittura delle icone, dell’affresco e del mosaico. Nel giro di poco tempo andò creandosi una vera e propria scuola delle icone, che raggiunse il massimo splendore nel XV secolo. Le icone illustrano vere e proprie narrazioni, in cui personaggi reali e accadimenti contemporanei si trovano accanto a interventi divini. Iniziano a diffondersi le opere dedicate alle vite dei santi, che occupano posizione centrale, circondati da immagini più piccole che costituiscono una vera e propria biografia illustrata. La pittura delle icone è un atto religioso di servizio, affidato ai monaci iconografi per raggiungere la santità.  I pezzi più complessi sono creati da più di un artista, realizzando le opere in una sorta di laboratorio. Le scuole russe si moltiplicano e prendono il nome dalle città in cui sorgono: ognuna con un proprio stile, in base all’ambiente, alla ricchezza dei monasteri, dei disegni e dei colori, ma tutte secondo i canoni bizantini riguardo alle tecniche di esecuzione, alla tipologia dei soggetti e delle composizioni. Nel XVII secolo, l’arte delle icone inizia a subire l’influenza del mondo occidentale: i pittori iniziano a firmare le icone e le scuole locali si avviano a un lento declino. Viene introdotta la tecnica del chiaroscuro, con volti che esprimono sentimenti; si inizia ad adottare la nozione di volume, con sfondi paesaggistici o architettonici. L’icona diventa un dipinto religioso e viene ricoperta con metalli preziosi, lasciando apparire solo il volto e le mani. Questo processo continua fino al 1917.

Le 7 icone del Fondo Ranalli, tutte originali e provenienti dalla Russia, sono ascrivibili al secolo XIX. Dipinte a tempera al rosso d’uovo su tavola preparata con sottili strati di lino con gesso e colla (in russo sono chiamate levkas). Esse rappresentano: Santa Caterina, I Quattro Santi, I Santi del Matrimonio, San Sergio di Radonez, Santo Nicodemo, Madre di Dio Shuja – Smolensk e San Giovanni Battista. Le cornici, che le contengono, sono state realizzate in Italia.

SAN SERGIO DI RADONEZ

Russia Centrale. Epoca:  fine dell’ Ottocento. Dimensioni : cm 9 x 22,5.

Icona dipinta a tempera al rosso d’uovo su tavola preparata con una tela di lino su cui vengono stese sottili mani di gesso e colla – in russo detta  levkas.

San Sergio di Radonez è uno dei maggiori santi russi, figura preminente della spiritualità e della storia del paese. Egli nasce nel 1314 e la sua opera percorre l’intero arco del ‘300 fino alla sua morte ne 1392. La devozione per San Sergio in Russia è paragonabile a quella di San Francesco in Italia, essi hanno in comune l’ansia di povertà e di preghiera, l’amore per la natura e per gli animali. Sergio vive nella solitudine nella foresta di Radonez, a pochi chilometri da Mosca, dove fonda un monastero, ponendo le basi de  quella vita monastica eremitica che nei secoli successivi si diffonderà largamente in Russia. Egli entra nella storia come il Padre del monachesimo della Chiesa Ortodossa. Fra i numerosi episodi della sua vita, un soggetto si impose più degli altri, dando vita a un canone autonomo e molto amato: “ Apparizione della Vergine a San  Sergio “. Infatti egli ebbe il privilegio , unico nelle storia dei santi russi di una visione della Madre di Dio, segno della sua eccezionalità ed elezione: “ Egli vide la purissima Madre di Dio con i due Apostoli Pietro e Paolo in un indicibile sfavillio di luce”. Nella nostra icona, San Sergio è sovrastato dalla raffigurazione della Trinità del Vecchio Testamento, a ricordo della predilezione del Santo per questo dogma e di quella profonda meditazione sul mistero trinitario, che doveva dare un frutto prezioso, ispirando il monaco Andrei Rublev nella creazione del massimo capolavoro dell’arte antico-russa. L’iscrizione nella parte inferiore della tavola recita: San Sergio di Radonez

MADRE  DI  DIO  DI  SHUJA- SMOLENSK

Russia del Nord.   Epoca:  fine dell’ Ottocento.      Dimensioni : cm 14,2 x 18. Icona dipinta a tempera al rosso d’uovo su tavola preparata con una tela di lino su cui vengono stese sottili mani di gesso e colla – in russo detta  levkas.

 Nel corso degli anni 1654 e 1655, nella città di Shuja, accanto a Vladimir, nella regione di Smolensk, questa icona acquista una grande fama, quando, dipinta su commissione di un devoto abitante della città, arresta miracolosamente una terribile epidemia. La stessa icona continua a far miracoli, sanando soprattutto gli infermi che ricorrono al suo aiuto.       La Vergine tiene sul braccio sinistro il Figlio, il quale ha la mano destra levata, in atteggiamento benedicente. Una particolarità iconografica:  con la mano sinistra il Bambino si tocca il piedino nudo; la sua gamba destra è fortemente sollevata, ed egli poggia il piede sul ginocchio sinistro. Questa particolare posizione del Bambino esprime un atteggiamento infantile e spontaneo che contrasta con la staticità del tipo “Odighitria” e con lo spirito che domina tutta l’iconografia orientale, tendente ad una rappresentazione libera da atteggiamenti umani, terreni. La festa principale della Madre di Dio di Shuja-Smolensk coincide con quella della Smolenskaja ed entrambe si festeggiano il 28 luglio.    La scritta sul bordo inferiore recita: Santissima Madre di Dio Shujskaja-Smolenskaja

QUATTRO SANTI

Russia Centrale.   Epoca: metà  dell’Ottocento.   Dimensioni : cm 27 x  22,3. Icona dipinta a tempera al rosso d’uovo su tavola preparata con una tela di lino su cui vengono stese sottili mani di gesso e colla – in russo detta  levkas.

La nostra icona ci presenta quattro Santi visti frontalmente in piedi, che dalle vesti, il tradizionale omophorion (larga sciarpa decorata con croci) possiamo riconoscere come tre vescovi ed un guerriero. Alla destra Giovanni Guerriero e Martire, in onore del quale lo Zar Pietro il Grande fece costruire una bellissima chiesa a  Mosca nell’anno 1712. E’ ricordato come uno dei Santi Principi che lottarono per la diffusione della fede cristiana in Russia. Accanto Nicola il Taumaturgo, nato a Patara, in Asia Minore, nel 280 e vescovo di Myra in Licia, le cui spoglie furono traslate a Bari nel 1807. Alla sua destra Basilio Magno, vescovo dell’antica Cesarea in Cappadocia  (Turchia), dove era nato nel 329. Viene considerato come il padre del monachesimo orientale e lo stesso San Benedetto prese la traccia del suo insegnamento nello scrivere la sua regola. Alla nostra sinistra un altro Santo Vescovo Martire di devozione locale, il cui nome in cirillico  non è decifrabile.  In alto al centro, tra le nubi, l’immagine del Cristo Pantocrator in atteggiamento benedicente, mentre con la mano sinistra tiene il Vangelo chiuso.

I  SANTI  DEL  MATRIMONIO:  SAMON,  GURJ,  AVIV  E  SAN  NICOLA

Russia Centrale.   Epoca: fine  dell’Ottocento.   Dimensioni : cm 19,5 x  23,5. Icona dipinta a tempera al rosso d’uovo su tavola preparata con una tela di lino su cui vengono stese sottili mani di gesso e colla – in russo detta  levkas.

Ciò che accomuna questi tre santi, vissuti nel IV secolo all’epoca delle persecuzioni di Diocleziano,  è la città di origine, Edessa in Turchia, nonché il giorno del martirio, il 15 novembre, data fissata per la commemorazione dei tre ed anche il luogo di sepoltura. I tre santi sono considerati protettori della famiglia e degli sposi; secondo la tradizione, nel giorno del matrimonio, si dona alla sposa una loro immagine. Le tre figure si presentano frontalmente in piedi. La loro rappresentazione riflette lo schema agiografico: alla sinistra   Samon e Guri, insieme nella vita e nel martirio, sono vicini anche nell’icona e indossano una lunga tunica coperta dal manto e in mano tengono il crocefisso; mentre Abib, giovane senza barba, è vestito da diacono e regge gli strumenti del culto (il turibolo e il cofanetto per l’incenso). La composizione tradizionale è arricchita, nella nostra icona, dalla figura del Santo Taumaturgo Nicola raffigurato con le  vesti della sua dignità vescovile. Secondo la tradizione, San Nicola  Taumaturgo nasce a Patara, in Asia Minore, intorno al 280 e diviene vescovo di Mira in Licia. Il culto di San Nicola, protettore ed intercessore nelle disgrazie, patrono dei navigatori e dei viaggiatori, vincitore dei demoni, ha larga diffusione nella Russia dove esistono su di lui numerose leggende. L’intera scena è dominata dal  Padre, Dio di Sabaoth, benedicente tra le nubi.

SAN GIOVANNI BATTISTA  “ANGELO DEL DESERTO”

Russia del Nord.   Epoca: metà dell’Ottocento.   Dimensioni : cm 17,5  x  22. Icona dipinta a tempera al rosso d’uovo su tavola preparata con una tela di lino su cui vengono stese sottili mani di gesso e colla – in russo detta  levkas

 San Giovanni Battista è l’ultimo dei Profeti del Vecchio Testamento, Colui che annuncia la venuta del Messia, il Precursore per antonomasia. Il legame con le profezie bibliche è esplicitamente affermato nei Vangeli di Matteo e Marco, dove si indica ripetutamente in Lui il messaggero che avevano annunciato Malachia e Isaia. Al centro, il Battista è rappresentato con un manto di pelliccia per ricordare il suo ritiro nel deserto, da ciò il nome di “Angelo del deserto” dal nome greco “Angelos” il messaggero del Signore. Le vesti di pelle di cui è vestito ne sottolineano anche la dimensione umana, ancora avvolto dal peccato, che assimila l’uomo agli animali. Con la mano sinistra srotola una pergamena con un passo del Vangelo in cui è citato come “Testimone”. Alla sua destra Maron, monaco eremita, vissuto nel IV secolo in Siria e che la Chiesa Ortodossa festeggia il 14 febbraio. Alla sinistra Artemio, vissuto sotto l’imperatore romano Costanzo II, che lo nomina Governatore militare dell’Egitto nell’anno 360, ma martirizzato da Giuliano, successore di Costanzo, per aver distrutto gli idoli romani. In alto al centro, tra le nubi, il Cristo Emmanuele.

SANTA  CATERINA

Russia Centrale.     Epoca:  fine dell’ Ottocento.     Dimensioni: cm 17 x 21,5. Icona dipinta a tempera al rosso d’uovo su tavola preparata con una tela di lino su cui vengono stese sottili mani di gesso e colla – in russo detta  levkas.

Secondo la tradizione, la biografia della grande martire Caterina è riassunta brevemente da Eusebio, lo storico di Costantino imperatore: nata ad Alessandria d’Egitto, di nobili origini, ricca, dotta, vergine, fu perseguitata dall’imperatore Massimino per non avergli ceduto. Morì durante la visita di questo ad Alessandria nel 307. La più antica raffigurazione di santa Caterina rimastaci è databile intorno al 730 e fu scoperta nel 1948 nella basilica romana di San Lorenzo fuori le mura. Qui la santa indossa il costume di foggia imperiale con cui è sempre raffigurata in Oriente, fedele al prototipo dell’XI secolo conservato nel monastero sul Sinai, dedicato alla Santa stessa. Nella Russia del XVII secolo compare una versione aggiornata dell’iconografia tradizionale: la santa porta la corona principesca russa di foggia occidentale dell’epoca di Caterina II, indossa il manto e la tunica, come le principesse russe contemporanee, mentre nella mano destra reca la croce ad otto punte ortodossa e con la sinistra regge uno scudo rotondo. L’iscrizione, che compare nel bordo inferiore della nostra icona e che identifica il personaggio raffigurato, recita: Immagine della Santa Martire Ekaterina

SANTO  NICODEMO  MONACO E  ICONOGRAFO

Russia del Nord.    Epoca: fine dell’ Ottocento.      Dimensioni: cm 17 x 21,5 . Icona dipinta a tempera al rosso d’uovo su tavola preparata con una tela di lino su cui vengono stese sottili mani di gesso e colla – in russo detta  levkas.

La pittura delle icone è un atto religioso di servizio affidato ai monaci, un mezzo per raggiungere la santità. L’icona non si dipinge, ma “si scrive” (isografia) e il pittore di icone è chiamato iconografo. La nostra icona è un raro soggetto che raffigura  un santo monaco iconografo che sorregge una tavola che raffigura la Madre di Dio con il Divin Bambino.      Indossa il mantello nero con cappuccio monastico con una croce al centro, segno del voto di ritiro totale dal mondo. Le guance scavate e gli occhi profondi e pietosi, fissi sull’aldilà, raccontano le lunghe veglie notturne di preghiera e i digiuni, messi in evidenza dalle lumeggiature che disegnano anche la lunga barba. Sul bordo inferiore la scritta in cirillico recita: Santo Monaco Nicodemo.