Tavola Osca

La Tavola Osca di Agnone

“L’ultimo grande monumento della lingua osca”

Tavola OSCA_ULTIMA (FILEminimizer)La Tavola Osca (E. Vetter 1953), rinvenuta nel marzo 1848 da un contadino, presso la fonte del Romito tra Capracotta e Agnone – comuni dell’Alto Molise – è una tavoletta di bronzo, delle dimensioni di centimetri 28×16,5, munita di una maniglia e di una punta utilizzata per fissarla probabilmente a un albero o altro elemento in legno.
E’ conosciuta anche come Tavola di Agnone ed è tra le più importanti iscrizioni in lingua osca, dopo il Cippo Abellano e la Tabula Bantina di maggiore lunghezza. Databile fra il III e il II e secolo a.C., è uno dei documenti più significativi della dimensione sacrale degli Osci.
Il ritrovamento, per il valore archeologico e la risonanza internazionale, destò l’interesse di Theodor Mommsen, giurista e tra i maggiori storici di Roma antica.
Le iscrizioni sulla tavola, ben leggibili ed incise profondamente, sono poste su ambedue le facciate. La prima contiene 25 righe e la seconda 23 righe.

Facciata A

La prima facciata tratta di un recinto sacro, un santuario dedicato a Cerere, dove si svolgono cerimonie religiose. Questi culti hanno luogo durante il corso dell’anno in giorni stabiliti per 15 divinità elencate in seguito. L’iscrizione rivela che, all’interno di questo recinto sacro, aveva luogo una cerimonia sacrificale sull’ara del fuoco.
Questa facciata nel suo insieme sembra indicare ciò che accadeva o anche le norme relative alla cerimonia.

Facciata B

In questa facciata viene precisato che al recinto appartengono gli altari dedicati alle divinità che vengono venerate all’interno del santuario e inoltre un elenco indica ciò che è di proprietà del santuario e quali sono le persone che possono gestire il luogo sacro.
La località in cui venne ritrovata la Tavola, la Fonte del Romito, veniva chiamata con il termine dialettale di Uorte cioè Orto, Hortus in latino, e Húrz sulla tavoletta.
Il luogo era dedicato a Kerres, Cerere, ed i fedeli pagavano una decima per la sua cura. Si svolgevano processioni sacre in periodi ben definiti, durante i quali venivano effettuate soste presso ognuno dei quindici altari presenti all’interno dell’Orto sacro.
La Tavola di Agnone menziona diciassette divinità e tale numero è la prova evidente che i Sanniti tendevano alla polilatria, cioèl’uso dello stesso luogo per il culto di due o più dei.
Tutte le divinità hanno un nesso con l’agricoltura, il raccolto ed i frutti della terra, sottolineato dall’epiteto Kerríiaís (Cereale) che si trova dopo il nome di alcuni di essi.
La più importante delle divinità elencate sulla tavoletta è Kerres (Cerere), la dea greca Demetra, la divinità cui era dedicata l’area sacra. Tutti gli dei venerati in quel luogo erano gli stessi dell’Olimpo sannita e, guidati da Cerere, dovevano sostenerla nel propiziare la terra e proteggerne i frutti.
Quindi Kerres è il fulcro dei rituali religiosi che si svolgevano nell’Orto Sacro, inteso questo come simbolo di tutte le terre coltivate, e non è una coincidenza che la Tavola sia stata ritrovata sull’altura che oggi viene chiamata Monte del Cerro ed è stata realizzata in bronzo, un metallo che occupava un posto di rilievo nei rituali in onore di Cerere.
La Tavola Osca, qualche anno dopo il suo ritrovamento, finì a un noto antiquario romano, Alessandro Castellani, dal quale fu venduta al British Museum di Londra dove è attualmente conservata.
La copia dell’opera, presente nel Fondo Ranalli, è stata realizzata dalla Premiata Fonderia Marinelli di Agnone, nel rispetto dei materiali e delle tecniche di fusione originali.
(Sintesi dai siti Internet: vast-lab.org/samnium/Bibliography, sanniti.info)